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Ecomondo 2024: un’esperienza da ricordare

Ecomondo 2024

Anche quest’anno Ecomondo, giunto alla sua 27ª edizione, si è confermato uno degli appuntamenti più attesi nel panorama nazionale dell’economia circolare e delle strategie ESG.  Con oltre 1.500 realtà aziendali, provenienti da più di 120 paesi, questa fiera rappresenta un vero e proprio crocevia di idee, tecnologie e obiettivi comuni. Per noi di Tecno Group, l’esperienza di quest’anno è stata ancora più significativa: non solo abbiamo partecipato con uno stand che ha coinvolto tutte le società del nostro ecosistema, ma siamo stati protagonisti di un momento formativo di grande rilievo. Tecno Group: un ecosistema per la transizione sostenibile Quest’anno abbiamo scelto di presentarci a Ecomondo come ecosistema di imprese. Un modello che racchiude competenze diversificate in ambiti come la finanza sostenibile, l’energy management, la consulenza ESG e il monitoraggio dei consumi. La nostra missione è chiara: guidare le imprese verso una transizione 5.0, dove sostenibilità e tecnologia si incontrano per creare innovazione e valore. L’esperienza a Ecomondo ci ha permesso di rafforzare la nostra visione, grazie al confronto con altre realtà impegnate nello stesso percorso. Tra i momenti più salienti della nostra presenza a Ecomondo, c’è stato il workshop intitolato: “Navigare il mare magnum della sostenibilità”. L’incontro ha visto la partecipazione di speaker di spicco del mondo accademico, industriale e istituzionale, tra cui: Fabio Iraldo, Scuola Sant’Anna; Leonardo Setti, Università di Bologna; Mario Maspero, Responsabile sistemi di gestione, reporting, audit e qualità di ENI; Massimiliano Arces, Direttore QHSE di Autostrade per l’Italia; Massimo Carnelos, Ministero degli Affari Esteri; Onorevole Giulio Centemero, Assemblea Parlamentare del Mediterraneo; Claudio Colucci, CEO Tecno Group; Salvatore Amitrano, CFO Tecno Group. Il workshop ha offerto uno spazio di riflessione sulle strategie ESG applicabili ai modelli organizzativi delle imprese, ponendo l’accento sulla necessità di integrare sostenibilità e digitalizzazione per affrontare le sfide della cosiddetta “twin transition”. Ecomondo e gli esempi di economia circolare Ecomondo è molto più di una semplice fiera: è una piattaforma di scambio e crescita per imprese, start-up, ricercatori e stakeholder internazionali. Momenti come questi sono cruciali per promuovere una transizione sostenibile, condividere strumenti innovativi e costruire partnership durature. Il tema dell’economia circolare è stato al centro della manifestazione, evidenziando come la gestione responsabile delle risorse sia oggi imprescindibile. Implementare modelli sostenibili non significa solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche generare valore economico e sociale. In quest’ottica, la transizione ecologica deve andare di pari passo con quella digitale, creando sinergie in grado di rendere i processi aziendali più efficienti e rispettosi dell’ambiente. Sono diversi gli esempi presentati a Ecomondo che hanno attirato la nostra attenzione, strategie circolari possano trasformare le sfide ambientali in opportunità: Recupero dei materiali: realtà innovative hanno mostrato come i rifiuti elettronici possono essere smontati per recuperare metalli preziosi come l’oro e il rame, riducendo la dipendenza da risorse vergini; Agricoltura rigenerativa: tecnologie che utilizzano scarti agricoli, come bucce di frutta o residui di potatura, per produrre bioplastiche o fertilizzanti organici; Riutilizzo e riparazione: aziende di moda sostenibile hanno presentato sistemi per il ricondizionamento degli abiti usati, creando nuovi capi senza generare sprechi; Sharing economy: piattaforme digitali che facilitano il noleggio e la condivisione di beni (come automobili o attrezzature) per massimizzare l’utilizzo e ridurre l’impronta ambientale e sociale del ciclo di vita dei prodotti. In questo contesto, la transizione ecologica non può prescindere dalla sinergia con la transizione digitale: soluzioni come l’Internet of Things (IoT) e l’intelligenza artificiale permettono infatti di monitorare i flussi di risorse, ottimizzare la produzione e ridurre gli sprechi in modo intelligente e responsabile. Il futuro della sostenibilità si costruisce un passo alla volta Ecomondo ci ha fornito spunti concreti per proseguire nella nostra missione. Siamo pronti a continuare ad affiancare le aziende nell’integrazione dei fattori ESG nei loro modelli produttivi e organizzativi e guidarle nel processo di twin transition. Grazie a Ecomondo e a tutti coloro che hanno condiviso con noi questa straordinaria esperienza. 

Reporting ESG: la direttiva CSRD in Italia

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La direttiva CSRD è stata emanata dalla Commissione europea con lo scopo di aumentare la trasparenza delle aziende riguardo ai loro impatti ambientali, sociali e di governance, attraverso obblighi di rendicontazione più rigorosi per molte imprese e requisiti specifici sia per la comunicazione sulla sostenibilità che per la verifica di queste informazioni. Il 6 luglio 2024 è la data prevista dalla direttiva CSRD per il recepimento da parte degli Stati membri. Nell’ordinamento italiano il 16 febbraio 2024 è stata pubblicata la bozza del decreto attuativo della direttiva CSRD, elaborata dal Dipartimento del Tesoro e dalla Ragioneria Generale dello Stato, ed è stata messa in pubblica consultazione fino al 18 marzo 2024. Durante la consultazione alcune associazioni di categoria hanno sollevato una serie di dubbi relativi alla struttura del decreto. In questo contenuto approfondiremo la portata della direttiva CSRD e il contenuto del decreto di recepimento italiano. Direttiva Responsabilità Sociale d’Impresa: l’ambito di applicazione La CSRD amplia gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità a tutte le grandi imprese e gruppi, comprese le PMI quotate (escluse le micro-imprese), e introduce standard europei di rendicontazione (ESRS) sviluppati dall’EFRAG. Inoltre, stabilisce l’obbligo di sottoporre la rendicontazione di sostenibilità a una verifica di conformità. La direttiva CSRD ha lo scopo principale di armonizzare la disciplina inerente agli obblighi di rendicontazione della sostenibilità aziendale. Per fare questo uno dei primi step compiuti è stato l’estensione dei soggetti interessati dagli obblighi di rendicontazione, ovvero tutte le grandi imprese, comprese le PMI quotate in borsa. Inoltre, sono stati introdotti degli standard elaborati dall’Organo consultivo EFRAG, specifici per settore di appartenenza, proprio per rispondere all’esigenza di definire delle regole sulla rendicontazione di sostenibilità uguali per tutte le imprese coinvolte. Secondo la direttiva CSRD, dal 2026, le imprese obbligate a redigere il Bilancio di Sostenibilità (o Rapporto di Sostenibilità) sono quelle di grandi dimensioni o imprese madri di gruppi di grandi dimensioni, sia quotate che non quotate, che rispondono ad almeno due dei seguenti criteri:   Hanno più di 250 dipendenti; Totale dello stato patrimoniale di 25 milioni di euro; Generano ricavi netti superiori a 50 milioni di euro.   Inoltre, anche le società non europee che realizzano un fatturato minimo di 150 milioni di euro nella zona UE sono tenute a redigere il Bilancio di Sostenibilità obbligatorio. Le imprese dovranno ottenere la verifica della conformità del Bilancio di Sostenibilità da parte di un revisore legale o di una società di revisione contabile, seguendo un processo che inizialmente raggiunga un livello di sicurezza limitata e poi si evolva verso un livello di sicurezza ragionevole. Questo tipo di controllo risponde a uno dei principi più importanti della direttiva CSRD: la reasonable assurance, una regola secondo la quale lo stesso tipo di controllo che si effettua sul bilancio di esercizio deve essere fatto anche sul Bilancio di Sostenibilità. In Italia la Consob sarà responsabile della vigilanza sulla conformità per le società quotate, mentre non è prevista ulteriore vigilanza per le società non quotate. Dal diniego dei fornitori indipendenti al sistema sanzionatorio: i punti di attrito post consultazione L’Articolo 5 della CSRD stabilisce che i paesi membri dell’UE devono recepire la nuova Direttiva entro 18 mesi, quindi hanno tempo fino al 6 luglio per integrarla nei rispettivi ordinamenti nazionali. In Italia, il 16 febbraio 2024 è stata pubblicata una bozza del decreto attuativo, preparata dal Dipartimento del Tesoro e dalla Ragioneria Generale dello Stato, e resa disponibile per la consultazione pubblica fino al 18 marzo 2024. Uno dei punti più controversi emersi dalla consultazione riguarda la decisione di non permettere anche ai fornitori indipendenti di servizi di attestazione di offrire servizi di assurance. La Commissione Europea, nel testo della Direttiva 2022/2464, aveva auspicato che gli Stati Membri “offrissero alle imprese la possibilità di accedere a una gamma più ampia di fornitori indipendenti di servizi di attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità”. Ciò avrebbe permesso di ottenere l’attestazione non solo dai revisori legali di bilancio, ma anche da enti indipendenti di attestazione, con l’obiettivo di migliorare “la qualità della revisione” e di creare “un mercato della revisione più aperto e diversificato”. La Francia, come primo Stato membro a recepire la Direttiva nel proprio ordinamento, ha subito adottato l’opzione di estendere la facoltà di fornire servizi di assurance sia a revisori autorizzati che a organismi terzi accreditati. L’Italia, invece, ha scelto un approccio diverso. Ha deciso di non estendere immediatamente questa facoltà e ha invece incaricato la CONSOB e il MEF di realizzare uno studio congiunto entro tre anni dall’entrata in vigore del decreto. Questo studio dovrà valutare l’entità del fenomeno, la capacità del mercato di gestire l’aumento dei soggetti obbligati alla rendicontazione di sostenibilità, e gli eventuali oneri e benefici derivanti dall’introduzione dei prestatori indipendenti di servizi di attestazione. Confindustria ha criticato la decisione del governo italiano, sottolineando il rischio di un aumento dei tempi utili alla revisione dei documenti. Un altro tema di interesse per le associazioni d’impresa è stato il sistema sanzionatorio previsto nel decreto di recepimento. Assirevi, Assonime, Confindustria, Abi, Ania e il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, hanno suggerito di rivedere tale sistema perché considerato troppo simile a quello previsto per i bilanci finanziari. Il decreto stabilisce che le violazioni siano punite secondo le norme sulle false comunicazioni sociali, prevalentemente di natura penale (Articoli 2621-2622 del Codice Civile), e con le sanzioni amministrative pecuniarie previste per il mancato deposito presso il Registro delle imprese. Anche per il sistema sanzionatorio la Direttiva aveva lasciato agli Stati Membri la libertà di adottare il sistema ritenuto più adeguato. I principali paesi dell’Unione Europea hanno optato per un sistema meno severo rispetto a quello italiano. Per questa ragione le associazioni d’impresa temono che il sistema sanzionatorio italiano possa “penalizzare la competitività del sistema italiano e incentivare il già preoccupante fenomeno del trasferimento della sede sociale in paesi europei con sistemi di vigilanza ed enforcement meno restrittivi”. In Italia la direttiva CSRD è stata recepita con il D.Lgs. 2024/125, in vigore dal 25 settembre 2024.  

Preservare il patrimonio culturale: il contributo di Tecno al Convegno Nazionale FAI

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Il XXVIII Convegno Nazionale FAI (Fondo Ambiente Italiano) ha rappresentato un’occasione senza pari per approfondire la visione e la gestione dei beni culturali. Un evento che anche quest’anno conta sul supporto del nostro Gruppo, in qualità di sponsor ufficiale. La partecipazione di autorevoli ospiti e l’esperienza diretta della Fondazione FAI hanno reso questo evento un momento significativo per riflettere sull’importanza di conoscere e preservare la ricchezza culturale del nostro paese. Il tema dell’incontro, “Curiamo il patrimonio, raccontandolo”, riflette in modo eloquente l’impegno della Fondazione FAI nel promuovere la valorizzazione dei nostri tesori artistici, artigianali e culturali. È un invito a riconoscere l’importanza di preservare e raccontare la storia che essi rappresentano. Abbiamo scelto di sostenere appieno questo spirito di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, perché sono temi che insieme al sostegno alle bellezze artistiche, artigiane e culturali del territorio sono parte integrante del nostro DNA aziendale. Dalla valorizzazione del patrimonio culturale alla Responsabilità Sociale d’Impresa   Il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) si sposa perfettamente con la missione della Fondazione FAI.   È una risposta concreta e tangibile alla necessità di coinvolgere attivamente le imprese nella protezione e promozione del nostro patrimonio culturale.   Eventi come questo dimostrano come il settore privato possa e debba svolgere un ruolo significativo nel garantire la continuità e la vitalità delle nostre ricchezze artistiche.   La sostenibilità non riguarda solo le pratiche produttive, ma anche l’attenzione e il rispetto verso un’eredità culturale che è necessario tutelare e tramandare alle generazioni future; un modo di guardare al futuro nuovo, volto a valutare l’impatto delle aziende non più esclusivamente dal punto di vista economico e ambientale, ma anche sociale. La Responsabilità Sociale del Gruppo Tecno   Siamo entusiasti di aver preso parte al XXVIII Convegno Nazionale FAI, perché  per noi ha rappresentato un ulteriore passo verso la promozione di un approccio consapevole alla gestione del patrimonio artistico-culturale.   Siamo da tempo impegnati in attività di promozione sociale, attraverso la sponsorizzazione, il finanziamento di mostre ed opere di restauro, ma anche mediante l’organizzazione di eventi a scopo divulgativo per infondere il valore che le azioni a carattere socio-culturale hanno sul territorio e sulle persone coinvolte.   Agire in questo senso si traduce per il nostro Gruppo nella possibilità concreta di favorire lo sviluppo del patrimonio artistico nazionale, ma anche di assecondare e soddisfare l’esigenza di curare e tutelare la nostra identità culturale.   Da sempre attenti alle nostre radici. Una responsabilità sociale che continueremo a mettere in pratica. 

Transizione energetica: cos’è e perché è utile?

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La transizione energetica rappresenta un processo fondamentale attraverso il quale le società si stanno gradualmente spostando da fonti di energia convenzionali, come il carbone e il petrolio, verso fonti più sostenibili e a basse emissioni di carbonio, come le energie rinnovabili e le strategie di efficienza energetica.   Questa transizione è guidata principalmente dalla necessità di affrontare le sfide legate al cambiamento climatico, alla sicurezza energetica e alla salute pubblica, nonché dalla ricerca di nuove opportunità economiche e di sviluppo tecnologico.   In linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030, il cd. programma europeo Fit for 55, la transizione energetica coinvolge un’ampia gamma di settori, tra cui energia, trasporti, industria e edilizia, e richiede il coinvolgimento e il coordinamento di governi, aziende, istituzioni accademiche e la società civile.   In questo contenuto approfondiremo in cosa consiste la transizione energetica e quali sono i vantaggi concreti che può apportare nella costruzione di un futuro d’impresa sostenibile.      I vantaggi della transizione energetica La transizione energetica offre una serie di vantaggi sia a livello ambientale che socioeconomico. Di seguito sono elencati alcuni dei principali: Riduzione delle emissioni di gas serra: la transizione verso fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, come le energie rinnovabili, contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico; Miglioramento della qualità dell’aria: l’adozione di energie pulite riduce l’inquinamento atmosferico associato al consumo di combustibili fossili, migliorando la qualità dell’aria e riducendo i rischi per la salute umana; Diversificazione e sicurezza energetica: la diversificazione delle fonti energetiche riduce la dipendenza da combustibili fossili importati, migliorando la sicurezza energetica e riducendo la vulnerabilità agli shock dei prezzi e delle forniture; Creazione di posti di lavoro e crescita economica: la transizione energetica promuove la creazione di nuovi settori e industrie, come l’energia solare, eolica e delle tecnologie pulite, generando opportunità di lavoro e stimolando la crescita economica; Risparmio energetico ed efficienza: gli sforzi per migliorare l’efficienza energetica negli edifici, nei trasporti e nell’industria non solo riducono i costi energetici, ma contribuiscono anche a ridurre la domanda complessiva di energia; Innovazione tecnologica: la transizione energetica stimola l’innovazione tecnologica, portando a sviluppi più rapidi e a costi più bassi per le tecnologie rinnovabili, lo stoccaggio dell’energia e altre soluzioni energetiche avanzate; Miglioramento della resilienza: l’adozione di fonti energetiche decentralizzate e distribuite, come l’energia solare ed eolica, può migliorare la resilienza del sistema energetico, riducendo il rischio di interruzioni di servizio causate da eventi estremi o catastrofi naturali; Promozione della giustizia sociale: una transizione energetica equa e inclusiva tiene conto delle esigenze delle comunità più vulnerabili, garantendo che abbiano accesso all’energia pulita, a tariffe accessibili e ad opportunità economiche correlate. Quello della transizione energetica è un obiettivo ambizioso, ma che produce i suoi effetti su molteplici ambiti, da quello più strettamente economico a quello sociale, migliorando l’efficienza e l’impatto ambientale delle attività aziendali.  Il mercato della transizione energetica   Il mercato della transizione energetica rappresenta un segmento che attrae sempre più investitori, nonché, vista la funzione di pubblica utilità svolta dall’impiego di energie rinnovabili, l’interesse di istituzioni nazionali ed internazionali.   Gli investimenti in progetti di transizione energetica sono sempre più numerosi: soltanto lo scorso anno il mercato è arrivato a valere 1.770 miliardi di dollari, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente.   Ad evidenziare questi dati è il rapporto Energy Transition Investment Trends del 2024, pubblicato dalla piattaforma BloombergNEF.   Complessivamente, settori come le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, l’uso dell’idrogeno e le tecnologie di cattura del carbonio continuano a essere i principali motori della crescita degli investimenti nella transizione energetica.   Nel 2023 gli investimenti in veicoli passeggeri e commerciali e nelle relative infrastrutture hanno raggiunto un totale di 634 miliardi di dollari, registrando un aumento del 36% rispetto al 2022.   Gli investimenti in energie rinnovabili hanno registrato un aumento annuale dell’8%, raggiungendo un totale di 623 miliardi di dollari.  La crescita è stata trainata soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Europa.   Il rapporto ha anche evidenziato una forte crescita in fonti energetiche e settori come l’idrogeno (con investimenti triplicati rispetto all’anno precedente), la cattura e lo stoccaggio del carbonio (quasi raddoppiati) e lo stoccaggio dell’energia (in crescita del 76%).   Consulenza transizione energetica: accogliamo insieme un futuro sostenibile Transizione energetica ed efficienza energetica rappresentano due ambiti in cui è possibile intraprendere una serie di strategie che consentono un risparmio di risorse attuali, l’investimento in progetti tecnologici che sfruttano l’esistenza di nuove fonti di energia e il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica previsti a livello istituzionale. La transizione energetica e l’efficienza energetica sono entrambe fondamentali per creare un sistema energetico più sostenibile e resiliente. In Tecno supportiamo, con l’impiego di soluzioni all’avanguardia, aziende ed imprenditori nell’elaborazione di strategie di energy management volte ad evitare sprechi e a ridurre l’impatto ambientale delle attività. Costruiamo insieme un percorso di efficienza energetica.  Elabora con noi la tua strategia di energy management. 

Green Claim directive: contro il greenwashing e il greenhushing

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Il 12 marzo 2024 il Parlamento europeo ha espresso il suo voto favorevole alla direttiva Green Claim, con 467 voti favorevoli e soli 65 contrari, già approvata dalla Commissione europea.   La direttiva Green Claim rappresenta la risposta istituzionale al fenomeno del greenwashing e della pubblicità ingannevole sul tema della sostenibilità. Una direttiva che nasce allo scopo di tutelare consumatori e utenti finali da false dichiarazioni ed etichette generiche o fuorvianti circa le qualità sostenibili di prodotti e servizi, che richiede trasparenza riguardo alle metodologie utilizzate per valutare l’impatto ambientale e prevede sanzioni per le violazioni delle prescrizioni in essa contenute.   Il quadro normativo introdotto dalla direttiva “Green Claim” non solo protegge i consumatori da informazioni fuorvianti, ma promuove anche una concorrenza equa tra le imprese, incoraggiando l’adozione di pratiche sostenibili a tutti i livelli della catena di approvvigionamento.   In questo contenuto approfondiremo i principi sui quali si fonda la direttiva Green Claim e a quali tipi di condotte di greenwashing fa riferimento.      Che cosa si intende per “Green Claim”?   La direttiva Green Claim è parte di una serie di iniziative legislative volte da un lato a tutelare i consumatori e responsabilizzarli rispetto alle abitudini di acquisto e, dall’altro, ad indurre le imprese a comunicare in maniera trasparente e chiara le informazioni circa le qualità sostenibili di prodotti e servizi.   Nei documenti che hanno anticipato la direttiva è presente la definizione di “Green Claim”, ovvero: “un messaggio o una dichiarazione avente carattere non obbligatorio, compresi testi e rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche, in qualsiasi forma, tra cui marchi, nomi di marche, nomi di società o nomi di prodotti, che asserisce o induce a ritenere che un dato prodotto o professionista abbia un impatto positivo o nullo sull’ambiente oppure è meno dannoso per l’ambiente rispetto ad altri prodotti o professionisti oppure ha migliorato il proprio impatto nel corso del tempo”.   In un comunicato stampa del Parlamento europeo del 19 settembre 2023 è presente un elenco, non esaustivo, dei Green Claim banditi dalla direttiva, ovvero:   Affermazioni ambientali generiche, come “ecologico”, “a emissioni zero”, “biodegradabile”, senza il supporto di documenti e certificazioni che possano provarlo; Informazioni circa i meccanismi di compensazione delle emissioni, le quali lasciano intendere l’impatto ambientale neutro o ridotto dei prodotti senza possibilità di fornire una prova di quanto affermato; Etichette di sostenibilità non certificate; Affermazioni circa la durata del ciclo di vita dei prodotti, non verificabili; Informazioni circa la sostituzione, non necessaria, di materiali di consumo. La direttiva Green Claim impone alle imprese di certificare, attraverso enti accreditati e documentazioni che seguono standard internazionali, tutto ciò che viene affermato in ambito sostenibile, con l’onere di rendere accessibili a consumatori e stakeholder questa tipologia di documenti e certificati.   Il fenomeno del greenwashing e la differenza con il greenhushing   La direttiva Green Claim è stata pensata come uno degli strumenti normativi di contrasto al fenomeno del Greenwashing, sempre più diffuso all’interno delle strategie comunicative di grandi e piccole imprese.   Si tratta di un comportamento, volontariamente o involontariamente, fuorviante rispetto alla comunicazione di informazioni circa le qualità sostenibili e a basso impatto ambientale di prodotti e servizi, idoneo a produrre un doppio danno:   Ai consumatori e agli stakeholder, perché altera la loro percezione del brand; All’impresa che lo mette in atto, in termini di reputazione aziendale ed affidabilità del marchio.   La motivazione per la quale, negli ultimi dieci anni, il fenomeno del greenwashing si è diffuso in modo esponenziale risiede nel tentativo di molte imprese di capitalizzare la domanda sempre più crescente di prodotti e servizi ad impatto ambientale neutro o ridotto, nel tentativo di creare un’immagine del brand, appunto, “dipinta” di verde.   Praticare greenwashing comporta una serie di rischi dalla portata non indifferente, ad esempio:   Perdita di fiducia da parte dei consumatori, ormai sempre più consapevoli circa l’utilizzo di informazioni fuorvianti in merito alla sostenibilità dei prodotti; Assenza di miglioramento delle strategie sostenibili concretamente adottate dall’impresa, specialmente nel caso in cui la condotta di greenwashing non viene accertata; In ambito finanziario, mancata possibilità di accedere a linee di investimento e finanziamento dedicate ad imprese che adottano iniziative sostenibili.   Di fianco al fenomeno del greenwashing è possibile collocare un’altra pratica, che rappresenta una sorta di effetto boomerang della crescente consapevolezza dei consumatori circa le informazioni fuorvianti sulla sostenibilità: il greenhushing.    Il greenhushing si verifica quando le imprese, pur di non integrare condotte di greenwashing, anche involontarie, scelgono di non fornire del tutto informazioni circa l’impegno sostenibile intrapreso.   Un fenomeno che può avere origine da diverse cause, tra cui l’incertezza sull’efficacia o la certificabilità delle proprie politiche ambientali, oppure la mancanza di coerenza delle azioni sostenibili intraprese rispetto al settore di appartenenza, o, ancora, la scelta di ottenere in maniera poco trasparente un vantaggio competitivo su imprese dello stesso settore.   Anche nel greenhushing è possibile intravedere un insieme di condotte dannose all’affidabilità del marchio, alla reputazione di un brand e alla responsabilità sociale dell’impresa che lo mette in atto e non rappresenta affatto una risposta adeguata al rischio di greenwashing. Comunicare la sostenibilità con Tecno   La comunicazione della sostenibilità aziendale emerge come un pilastro fondamentale nella lotta contro il greenwashing, fungendo da principale strumento di prevenzione e trasparenza.   Questo approccio non solo promuove la credibilità delle imprese, ma facilita anche un dialogo aperto e onesto con i consumatori, i partner commerciali e tutte le parti interessate.   La comunicazione efficace della sostenibilità permette alle aziende di educare i propri stakeholder sulle sfide ambientali e sulle azioni intraprese per affrontarle. Attraverso messaggi chiari e informativi, le imprese possono sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali e stimolare comportamenti più responsabili, stimolando all’interno del proprio settore di appartenenza l’innovazione e la competitività in termini sostenibili.    Trattandosi di argomenti la cui gestione è complessa, elaborare un efficiente piano di comunicazione circa le politiche sostenibili dell’azienda è una soluzione pratica e vantaggiosa, che produce effetti considerevoli anche sul lungo periodo, sensibilizzando da un lato il

Sostenibilità aziendale: significato e valore

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Promuovere una cultura sostenibile all’interno delle dinamiche aziendali significa adottare in maniera completa un nuovo modo di fare impresa.   È proprio questa la ratio sottesa ai fattori Environmental, Social e Governance: criteri guida per ogni azienda che pone la sostenibilità al centro delle proprie scelte.   Si tratta di un approccio innovativo, attento alle esigenze ambientali e sociali, che rende le imprese competitive sul mercato e consapevoli circa l’impatto che il loro operato ha sul mondo.   In questo contenuto approfondiamo il concetto di sostenibilità aziendale, con un focus sui percorsi che le aziende intraprendono per misurare e certificare le pratiche ESG messe in atto.    Gli ambiti della sostenibilità aziendale: non solo ambiente La sostenibilità aziendale, principio alla base della Responsabilità sociale d’Impresa (RSI) o Corporate Social Responsibility (CSR), si riferisce alla pratica delle aziende di operare in modo economicamente, socialmente ed ecologicamente responsabile. Questo approccio implica che le aziende tengano conto degli impatti delle proprie attività non solo sui profitti, ma anche sull’ambiente e sulla società.   Gli elementi chiave della sostenibilità aziendale includono:   Dimensione economica: le aziende devono essere economicamente sostenibili nel lungo termine, generando profitti in modo etico e responsabile. Questo può includere pratiche come la gestione prudente delle risorse finanziarie, l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento per ridurre i costi e gli investimenti in progetti innovativi; Dimensione sociale: le imprese devono prendere in considerazione l’impatto delle loro attività sulle persone e sulle comunità in cui operano. Ciò include garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose, rispettare i diritti umani fondamentali, promuovere la diversità e l’inclusione, e contribuire al benessere delle comunità locali attraverso programmi di responsabilità sociale; Dimensione ambientale: le aziende devono ridurre al minimo l’impatto delle loro attività sull’ambiente, adottando pratiche sostenibili per la gestione delle risorse naturali, la riduzione dell’inquinamento, l’uso efficiente dell’energia e delle materie prime, e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Questo può includere anche la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi più ecologici; Governance etica: la buona governance aziendale è un elemento essenziale della sostenibilità aziendale. Ciò implica l’adozione di pratiche di gestione trasparenti, etiche e responsabili, che rispettino normative e regolamenti, e che tengano conto degli interessi di tutti gli stakeholder, inclusi azionisti, dipendenti, clienti, fornitori e comunità.   La sostenibilità aziendale nella prospettiva degli investitori   La sostenibilità aziendale non riguarda esclusivamente il rispetto della normativa ambientale, né il formale adeguamento delle pratiche aziendali agli standard della disciplina di settore, ma rappresenta un indicatore chiave del valore di un’impresa nel lungo periodo.    L’adozione di pratiche d’impresa sostenibili rappresenta un vantaggio competitivo non indifferente all’interno del mercato in cui l’azienda opera, trattandosi di un fattore idoneo ad attrarre consumatori ed investitori sempre più sensibili alle tematiche ESG.     Nella prospettiva degli investitori, infatti, affidarsi ad indici come il rating ESG, che misura le prestazioni Environmental, Social e Governance delle imprese, rappresenta un elemento guida nelle scelte di investimento, per via della crescente consapevolezza circa i vantaggi che queste pratiche comportano per le aziende sul lungo periodo. In effetti, l’implementazione in azienda di strategie ESG-oriented genera molteplici e notevoli vantaggi:   Riduzione del rischio: le aziende che integrano la sostenibilità nel proprio modello di business tendono ad essere meno esposte ai rischi ambientali, sociali e di governance;   Accesso al capitale: le aziende che dimostrano un forte impegno verso la sostenibilità spesso godono di maggiore accesso al capitale. Gli investitori (ma anche le banche e gli enti finanziari) sono più propensi a finanziare progetti e iniziative che promuovono la sostenibilità ambientale e sociale, poiché riconoscono che tali iniziative possono generare valore comune nel lungo termine;   Reputazione e brand: la sostenibilità può giocare un ruolo cruciale nella costruzione della reputazione aziendale e del brand. Le aziende che adottano pratiche sostenibili possono attrarre clienti fedeli, attirare talenti migliori e guadagnare la fiducia degli investitori, il che può avere un impatto positivo sul valore aziendale complessivo. Certificazione sostenibilità aziendale  e ESG Asssessment   Attraverso la documentazione e la certificazione dell’impegno sostenibile delle aziende e la concreta messa in pratica dei criteri Environmental, Social e Governance nelle operazioni aziendali è possibile trasmettere all’esterno un’immagine positiva del marchio, affidabile e trasparente.   Tra gli strumenti che un’impresa può adottare per documentare le azioni ESG intraprese c’è la certificazione ESG, o certificazione di sostenibilità aziendale: un percorso che consente di analizzare la situazione di partenza di un’azienda, per sviluppare ed implementare una corretta strategia sostenibile all’interno del modello organizzativo e gestionale.   Si tratta di un documento la cui struttura è delineata da agenzie internazionali che ne definiscono obiettivi, contenuti e linee-guida, come il Global Reporting Initiative.    Un secondo strumento prezioso anche ai fini della certificazione della sostenibilità aziendale è l’ESG Assessment: un tool caratterizzato da un questionario utile a comprendere la situazione di partenza delle imprese in materia di sostenibilità, che favorisce il confronto dell’esistente con le con il fine di effettuare un confronto rispetto alle politiche ESG messe in pratica dalle best in class dello stesso settore, e permette di individuare gli interventi utili al miglioramento nel tempo del profilo di sostenibilità aziendale.   Lo scopo di entrambi i documenti non si esaurisce nel rilascio di certificazioni e documentazioni che attestano l’impegno sostenibile dell’azienda; la ragione che sta alla base dell’Assessment ESG e della certificazione ESG è quella di intraprendere un percorso duraturo, che pone le basi strategiche per infondere una cultura orientata ai criteri ESG lungo tutto il corso di vita dell’impresa.    Consulenza sostenibilità aziendale: insieme è più semplice   La sostenibilità è un principio che guida e orienta le scelte aziendali ed è qualcosa che riguarda tutte le imprese, di qualsiasi settore o dimensione.   Insieme possiamo definire l’approccio sostenibile più consono alla tua azienda, comprendere se i progetti, le partnership e gli interventi avviati sono già espressione di un modello sostenibile, definire i prossimi obiettivi ESG da raggiungere e ancora raccontare agli stakeholder e al tuo pubblico (anche social) perché e in che modo la sostenibilità caratterizza il tuo modello d’impresa.  

Obbligazioni verdi o Green Bond cosa sono?

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I Green Bond, o obbligazioni verdi, sono strumenti finanziari che hanno come scopo principale quello di promuovere, attraverso l’impiego di risorse finanziarie, la sostenibilità.   Si tratta di titoli di debito ideati per sostenere iniziative e progetti che hanno come priorità i fattori Environmental, Social e Governance, ad esempio la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’uso razionale e responsabile delle risorse e l’efficienza energetica. Le tipologie di intervento oggetto delle obbligazioni verdi possono variare da settore a settore, come trasporti e logistica, infrastrutture, edilizia, gestione dei rifiuti, ecc.   La prima emissione di un’obbligazione verde risale al 2007, ad opera della Banca Europea degli Investimenti. In Italia, il debutto dei Green Bond è avvenuto nel 2014 grazie a Hera, multiutility emiliana, che ha lanciato un’obbligazione decennale da 500 milioni di euro.   In questo contenuto approfondiamo il concetto di obbligazione verde, con un focus sul mercato degli investimenti finanziari sostenibili.    La regolamentazione europea e nazionale sui Green Bond   Per comprendere cosa sono i Green Bond e i soggetti che li emettono, è cruciale esaminare il quadro normativo, specialmente a livello internazionale.   L’Associazione Internazionale dei Mercati di Capitali (ICMA) è stata pioniera nell’introduzione dei “Green Bond Principles”, definendo un elenco di interventi finanziabili.   Successivamente, l’Unione Europea ha regolamentato il settore con le proprie linee guida, attraverso lo sviluppo di standard autonomi per le obbligazioni verdi nell’UE. Questo processo è stato avviato nel 2018 con il Piano d’azione europeo per il finanziamento della crescita sostenibile, parte integrante del Green Deal europeo. Uno standard  che implica la creazione di un elenco di certificatori autorizzati.    Solo gli organismi approvati dall’ESMA, l’Autorità di controllo dei mercati finanziari dell’UE, possono fornire una seconda opinione sui progetti finanziati. Questo meccanismo rappresenta una reazione dell’ordinamento europeo al possibile greenwashing sui Green Bond, e dunque una forma di tutela da informazioni false e fuorvianti circa le iniziative sostenibili oggetto delle obbligazioni verdi.   Oltre al principio sopra menzionato della cd. seconda opinione, lo standard europeo include altri tre criteri, ovvero:   L’allineamento dei fondi raccolti con la normativa sulla tassonomia europea; La piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse provenienti dai Green Bond; La valutazione esterna per certificare la conformità rispetto alle regole e ai tassi dei progetti finanziati.   In Italia, Borsa Italiana ha avviato diverse iniziative per promuovere l’adozione e la diffusione dei Green Bond. Partecipando all’Iniziativa per le Borse Valori Sostenibili delle Nazioni Unite e aderendo alla Climate Bonds Initiative attraverso London Stock Exchange, Borsa Italiana ha ampiamente dimostrato il suo impegno nel favorire la trasparenza degli emittenti di Green Bond riguardo alle loro scelte ESG, fornendo agli investitori indici e analisi specifiche che potessero garantire trasparenza e veridicità delle informazioni.   Strumenti di finanza sostenibile: il mercato dei Green Bond   Negli ultimi anni c’è stata una significativa evoluzione nell’emissione dei Green Bond, parallela all’aumento dell’importanza dei fattori ESG e delle questioni legate alla sostenibilità ambientale.   Un punto chiave di questa trasformazione è rappresentato dal fatto che, inizialmente, le istituzioni finanziarie internazionali come la Bei o la Banca Mondiale erano le principali emittenti di Green Bond.   Con il tempo, però, anche singole aziende e consorzi di imprese hanno iniziato a utilizzare tali strumenti finanziari per supportare la loro transizione ecologica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti, al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dalle Nazioni Unite contenuti nell’Agenda 2030.   In Italia, aziende come Enel, Cdp, Ferrovie dello Stato e Intesa Sanpaolo sono tra le più attive nell’emissione di Green Bond.   Un ulteriore segno di questa evoluzione è rappresentato dalla trattativa del più importante Green Bond corporate in Europa, emesso da Enel Finance International e garantito da Enel Spa, con un valore complessivo di 1,25 miliardi di euro e scadenza fissata al 16 settembre 2024.   Dal 2007, il mercato dei Green Bond è cresciuto  molto, nel 2021 ha superato per la prima volta i 500 miliardi di USD, segnando un aumento del 75% rispetto al 2020.   L’Europa si è distinta come la regione con la maggiore emissione di obbligazioni verdi nel 2020, rappresentando il 51% del volume mondiale.   I Green Bond rappresentano un’opportunità di investimento senza precedenti, perché costituiscono un incentivo per le imprese ad operare secondo i criteri ESG. Inoltre, la tutela sulla veridicità delle informazioni garantita dalla normativa europea sugli organismi di certificazione rendono i Green Bond uno strumento protetto dal rischio di greenwashing.   L’impegno sostenibile comincia dalla tua impresa   Valorizzare le scelte aziendali sostenibili incentrate sui  criteri Environmental, Social e Governance significa guardare ad un modo di fare impresa innovativo ed orientato alle tendenze future.   Investire sulla sostenibilità non solo rappresenta una garanzia di responsabilità sociale, ma è una scelta strategica di successo per i brand che desiderano ottenere un vantaggio competitivo sul mercato, compreso il mercato dei capitali e degli investimenti ESG.   È per questa ragione che ogni giorno scegliamo di supportare le aziende interessate ad adottare un modello d’impresa sostenibile, attraverso consulenze, soluzioni e progetti di comunicazione atti a valorizzare l’impegno profuso per migliorare il proprio profilo ESG e al contempo contribuire al benessere delle persone e del Pianeta.  Rivoluziona il tuo modo di fare impresa con noi.

Il Greenwashing come principale rischio per la reputazione aziendale

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La sostenibilità aziendale, insieme alle pratiche inerenti alla Responsabilità sociale d’impresa e alle questioni ESG in senso ampio, è oggetto di numerosi dibattiti e rappresenta argomenti prioritari all’interno di discussioni economiche, politiche e sociali.   Poiché l’adozione di pratiche sostenibili può offrire vantaggi competitivi, diventa sempre più cruciale integrare la responsabilità sociale e la sostenibilità ambientale, dimostrandone l’applicazione lungo l’intera catena di approvvigionamento.    L’integrazione dei fattori Environmental, Social e Governance nelle operazioni aziendali parte da un elemento essenziale: la scelta della strategia comunicativa da adottare.   Scegliere una comunicazione ESG sbagliata, falsata o ingannevole integra la condotta di greenwashing: comportamento che rischia di danneggiare la reputazione aziendale di un brand, la sua affidabilità e la serietà agli occhi di investitori, fornitori e consumatori finali.   In questo articolo approfondiamo i motivi per cui il greenwashing rientra a pieno titolo nei rischi d’impresa.      Il greenwashing lungo l’intera catena di approvvigionamento   Integrare i fattori ESG nelle attività aziendali implica l’adozione di un approccio orientato alla sostenibilità che si estende a tutti gli ambiti d’impresa; ciò si traduce in pratiche relative non solo al proprio ambito operativo, ma inerenti all’intera catena di approvvigionamento.   Per quanto sia ormai diffusa l’opinione di molti imprenditori circa l’importanza di promuovere la sostenibilità, spesso i principi ESG e le azioni sostenibili non vengono effettivamente integrati in tutta la catena di fornitura, creando una discrepanza tra le intenzioni strategiche evidenziate e le azioni reali.    Questo problema è evidente soprattutto nel comportamento delle aziende subfornitrici, spesso situate in paesi in via di sviluppo, che producono beni per conto di grandi multinazionali.   È proprio lungo la catena di fornitura che il fenomeno del greenwashing trova uno dei suoi terreni più fertili, così come dimostrato da casi studio del passato piuttosto eclatanti sull’argomento.   Un esempio emblematico è rappresentato dal caso Neste, la compagnia petrolifera finlandese leader nel settore della produzione di biocarburanti sostenibili, i cui fornitori di olio di palma, sulla base dei dati dello studio condotto da Friends of the Hearth, hanno abbattuto 10.000 ettari di foresta tra il 2019 e il 2020. Praticare greenwashing rappresenta un rischio d’impresa a tutti gli effetti   Il principale pericolo per un’azienda che pratica greenwashing consiste nella diminuzione della fiducia dei consumatori.   I consumatori tendono sempre a preferire aziende che dichiarano un impegno sostenibile concretamente supportato da azioni concrete.   Un consumatore ingannato difficilmente riacquisterà fiducia nell’azienda, e il danno subito sarà maggiore del vantaggio che l’azienda avrebbe ottenuto se non fosse stata scoperta.   Le false dichiarazioni di sostenibilità o di impegni ambientali rappresentano un forte disincentivo all’acquisto di un brand.   Nel settore finanziario, l’ESMA (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) ha evidenziato che il greenwashing danneggia gli investitori che desiderano investire in attività economiche sostenibili; la comunicazione di profili di sostenibilità non veritieri potrebbe essere ingannevole e scorretta, configurandosi come una pratica fuorviante nella vendita o nell’attribuzione dei prezzi.   Così come per la catena di approvvigionamento, il greenwashing può riguardare anche diverse fasi della catena di valore di un investimento, ad esempio può essere relativo alla fase di collocamento di un prodotto finanziario:   Perché le dichiarazioni degli emittenti trasmettono un quadro non veritiero dei fattori ESG alla base del prodotto; Perché la qualità e la quantità di dati non sono certificabili o sufficienti per consentire una corretta analisi delle aziende su cui investire da un punto di vista sostenibile.   I rischi per le aziende che praticano greenwashing e per gli operatori finanziari che le supportano possono essere suddivisi principalmente in tre categorie:   rischio reputazionale, per i danni all’immagine aziendale e alla reputazione agli occhi di investitori, fornitori e consumatori; rischio legale, legato alle sanzioni previste dalla normativa sulle politiche di sostenibilità; rischio finanziario, come conseguenza di spese legali, sanzioni ricevute e perdita di quote di mercato.   Il greenwashing costituisce un rischio concreto per la credibilità del mercato nel suo complesso e per la fiducia dei partecipanti, inclusi aziende, investitori e consumatori. In un’epoca in cui c’è un forte interesse per la sostenibilità, il greenwashing alimenta lo scetticismo riguardo a qualsiasi dichiarazione sugli aspetti ESG.   Prevenire il greenwashing con una strategia di comunicazione ESG   Comunicare la sostenibilità in maniera adeguata e adottare la giusta strategia per trasmettere l’impegno ESG all’esterno rappresentano dei punti chiave per le imprese che intendono prevenire i rischi derivanti dal Greenwashing.   Affidarsi al supporto di professionisti esperti rappresenta la chiave di successo della comunicazione ESG.   Elabora la tua strategia di comunicazione ESG con noi,  Costruiamo insieme un paradigma d’impresa sostenibile ed orientato al futuro.

Gli standard ESRS e la rendicontazione di sostenibilità: le linee guida dell’EFRAG

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La Corporate Sustainability Reporting Directive (direttiva CSRD), entrata in vigore quest’anno, disciplina gli obblighi di report e rendicontazione non finanziaria delle imprese di grandi e medie dimensioni.  Un provvedimento che ha suscitato l’interesse di molte aziende, anche non obbligate, verso la rendicontazione della sostenibilità aziendale.   L’emanazione della direttiva CSRD è avvenuta con il supporto dei regolamenti delegati contenenti gli standard europei utili alla rendicontazione della sostenibilità aziendale, ovvero gli standard ESRS ai quali devono rifarsi tutte le imprese interessate dalla direttiva;   Gli standard ESRS sono stati pubblicati e delineati dalla Commissione europea e dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) in veste di Organo di consulenza tecnica, con l’obiettivo di creare armonizzazione normativa tra i diversi standard internazionali applicabili agli strumenti di reporting sostenibile, come quelli redatti dal Global Reporting Initiative.   Gli standard ESRS, composti da 12 dei principali criteri ESG, coprono una vasta gamma di temi: i primi due standard sono applicabili in generale a tutti gli aspetti trattati dalla direttiva CSRD, mentre i restanti riguardano aree d’impresa specifiche.   L’EFRAG è tenuto, è tenuto ad aggiornare periodicamente le sue linee-guida, in quanto Organo responsabile della diffusione degli standard nella prassi aziendale di reporting sostenibile.   In questo articolo approfondiremo la prima delle guide fornite dall’EFRAG sugli standard ESRS.     Il dettaglio sull’Implementation guidance dell’EFRAG   La nuova normativa sulla rendicontazione della sostenibilità sarà implementata gradualmente in base alla struttura e alle dimensioni delle aziende coinvolte: le imprese di interesse pubblico, che già redigono una dichiarazione non finanziaria, inizieranno ad applicare le nuove disposizioni a partire dal 2024 (con il primo report nel 2025); le altre grandi imprese inizieranno dal 2025 (con il primo report nel 2026); le PMI quotate inizieranno dal 2026 (con il primo report nel 2027, con la possibilità di posticipare di altri due anni).   Per supportare le aziende nell’adozione di questi nuovi standard, l’EFRAG ha sviluppato delle Linee Guida per l’implementazione, che sono state messe in consultazione alla fine di dicembre e che riguardano:   Linee Guida preliminari dell’EFRAG 1, sull’implementazione dell’assessment della doppia materialità, contenenti gli obblighi di rendicontazione sulla valutazione di materialità, compresa l’illustrazione delle possibili fasi del processo per individuare le informazioni da riportare in merito agli impatti, rischi e opportunità (IRO) della propria attività in materia ambientale, sociale e di governance; Linee Guida preliminari dell’EFRAG 2, sull’implementazione della catena del valore, contenenti gli obblighi di rendicontazione relativi alla catena del valore, offrendo indicazioni su come identificare i soggetti coinvolti e considerare gli impatti, rischi e opportunità sull’attività aziendale; Linee Guida preliminari dell’EFRAG 3, contenenti l’elenco completo dei requisiti contenuti in ciascun obbligo di informativa e dei relativi requisiti applicativi in formato Excel.   Le linee guida dell’EFRAG sugli standard ESRS rappresentano una forma di supporto alle aziende interessate dagli obblighi informativi definiti dalla direttiva CSRD, una modalità attraverso cui le istituzioni europee intendono promuovere il concetto di trasparenza nelle dinamiche d’impresa. La piattaforma EFRAG per l’implementazione degli ESRS   Recentemente l’EFRAG ha reso disponibile la prima serie di chiarimenti tecnici per supportare le aziende nella comprensione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), attraverso la piattaforma EFRAG ESRS Q&A.    Le risposte fornite all’interno della piattaforma sono divise in due categorie principali:   Implementation Guidance, che è stata sottoposta a consultazione pubblica prima della sua finalizzazione; Explanations, che fornisce chiarimenti su argomenti già trattati negli ESRS. Le spiegazioni pubblicate sono organizzate in capitoli in base alla loro natura, inclusi aspetti trasversali, ambientali, sociali e di governance. Al 31 gennaio 2024, su 258 domande ricevute, 127 hanno portato alla pubblicazione di una spiegazione o di una guida all’implementazione, mentre le altre sono ancora in fase di valutazione. La maggior parte delle domande riguardava gli standard trasversali, seguiti da quelli ambientali e sulla sostenibilità sociale.   EFRAG ha annunciato che seguiranno ulteriori spiegazioni, organizzate in capitoli basati sulla loro natura (ambientale, sociale, governance e trasversale), e verranno pubblicate trimestralmente per garantire l’accessibilità e la chiarezza.   Un’iniziativa che dimostra l’impegno continuo verso l’elaborazione di un quadro di riferimento chiaro e comprensibile per tutti gli attori coinvolti.   Tecno e reporting sostenibile: per un’impresa trasparente e socialmente responsabile In un’epoca in cui la sostenibilità assume un ruolo centrale nel modo di fare impresa, l’EFRAG ha fatto un passo significativo verso la trasparenza e l’armonizzazione degli standard applicabili alla rendicontazione della sostenibilità aziendale, fornendo le prime spiegazioni tecniche sugli ESRS. Redigere un Report di Sostenibilità o un Bilancio di Sostenibilità non è soltanto un obbligo definito dalle istituzioni europee, ma un impegno concreto per l’applicazione dei principi ESG all’interno delle dinamiche aziendali quotidiane. La diffusione di questi documenti, inoltre, è idonea a trasmettere affidabilità e serietà agli occhi di stakeholder e consumatori finali. Affidati a noi per redigere il tuo Bilancio o Report di Sostenibilità; costruiamo insieme il tuo percorso verso un nuovo paradigma d’impresa. 

Medaglia Bronze EcoVadis: Tecno ESG tra le imprese con modelli di gestione sostenibili

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Abbiamo ottenuto anche quest’anno la medaglia di bronzo EcoVadis, il programma che premia le aziende con un sistema di gestione solido ed improntato alla sostenibilità.    Un indicatore di intenti positivi, che premia le performance sostenibili delle aziende dal punto di vista ambientale, etico, delle pratiche lavorative,  del rispetto dei diritti umani e degli acquisti sostenibili.   I modelli di gestione aziendale sostenibili rappresentano un approccio innovativo e imperativo per le imprese moderne; un paradigma che non solo mira a massimizzare i profitti a breve termine, ma è utile a creare valore a lungo termine per tutte le parti interessate, inclusi dipendenti, clienti, fornitori, comunità locali e ambiente.   Che significato hanno i rating EcoVadis?   EcoVadis offre alle aziende un  servizio di valutazione di sostenibilità per valutare l’impatto della propria attività in termini ESG, basandosi su dati concreti.   Il punteggio EcoVadis, che varia da 0 a 100, riflette la qualità del sistema di gestione della sostenibilità di un’azienda al momento della valutazione. Le medaglie EcoVadis vengono assegnate alle realtà che soddisfano determinati criteri di sostenibilità e che hanno completato con successo il processo di valutazione, premiando le migliori performance nel panorama aziendale.   Nello specifico, le medaglie sono così suddivise: Platinum (Platino): miglior 1% delle aziende valutate; Gold (Oro): miglior 5% delle aziende valutate; Silver (Argento): miglior 15% delle aziende valutate; Bronze (Bronzo): miglior 35% delle aziende valutate;   Il modello di gestione aziendale sostenibile promosso da EcoVadis aiuta le aziende a mitigare i rischi operativi e finanziari associati alla dipendenza da risorse non rinnovabili, e a gestire in modo responsabile le risorse naturali.    Integrando considerazioni ambientali, sociali e di governance nelle proprie operazioni, le aziende possono ridurre gli impatti negativi sul pianeta e sulla società, minimizzando potenziali rischi legali, sanzioni e danni alla reputazione.   Dal modello di gestione aziendale alle persone: un percorso che ci rende orgogliosi   La sostenibilità incoraggia l’innovazione, spingendo le imprese a cercare soluzioni creative e tecnologiche per affrontare le sfide ambientali e sociali, creando così nuove opportunità di business e soddisfacendo le esigenze emergenti dei consumatori consapevoli.   In Tecno ESG l’adozione e la promozione dei criteri ambientali, sociali e di governance nelle strategie aziendali rappresentano un valore che guida l’intera organizzazione, da sempre orientata alle tre P della sostenibilità: People- Profit-Planet.   Riconosciamo il valore dei modelli d’impresa sostenibili, improntati alla misurazione e riduzione degli impatti ambientali, al rispetto del territorio e delle persone, focalizzati sulla crescita aziendale e sulla distribuzione del valore tra gli stakeholder. É grazie a questa consapevolezza, alla lungimiranza della proprietà, alle competenze dei nostri professionisti che siamo riusciti ad ottenere questo importante riconoscimento. Un traguardo nuovo che apre scenari futuri orientati al miglioramento costante delle nostre performance di sostenibilità, per continuare a contribuire al raggiungimento degli obiettivi SDG’s individuati.   Per continuare a crescere e creare valore insieme.

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